Dalla Nigeria, il mio paese d’origine, nessuno scappa dalla guerra e dalla fame

I dati ufficiali della Commissione parlamentare parlano chiaro: oltre il 20% di coloro che sbarcano sulle nostre coste si dichiarano provenienti dalla Nigeria, la 26° potenza economica mondiale, il mio paese di origine. Di guerre, in Nigeria, non ce ne sono, a parte qualche atto di terrorismo islamico in tre dei 36 stati della Repubblica Federale: perché questi giovani africani emigrano in Europa?

Sono stanco delle parole sull’accoglienza dei finti buonisti: occorre REALISMO. Siamo in presenza di un’ auto invasione programmata da quel sistema di multinazionali che vuole creare un mondo più favorevole alla sua espansione economica: il piano è cancellare i diritti conquistati negli anni dai nostri padri e dai nostri nonni nel mondo del lavoro attraverso l’importazione di manodopera a basso costo. Questo è lo schiavismo del terzo millennio: è una corsa al ribasso sulle tutele del lavoro per favorire l’abbassamento dei costi e l’aumento del profitto, e di questo sistema ne siamo schiavi tutti, europei e africani. In Europa, il buonismo ci spinge ad accogliere tutte queste persone ingannandoci sul fatto che tutti scappino dalla guerra o da persecuzioni: non è così, e, nel caso della Nigeria, non si può nemmeno parlare di fame, perché sono proprio le nuove generazioni della classe media a potersi permettere un viaggio tanto costoso quanto pericoloso. Occorre avere il coraggio di guardare in faccia alla realtà: la Lega difende la dignità umana della persona, non accetta i viaggi della morte, non accetta la clandestinità in quanto forma di oppressione per l’immigrato stesso, e soprattutto non accetta che il futuro sia nelle mani di multinazionali che, appoggiate dal finto buonismo della sinistra, arrivino a depennare i nostri diritti e a chiamare immigrazione ciò che io chiamo schiavismo moderno.

L’Africa ha bisogno di libertà e sviluppo e non della falsa solidarietà. Basta depredare l’Africa! Prima la sfruttavano per le sue risorse naturali, ora per le sue risorse umane.

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