La vera ricchezza di ogni nazione è il benessere del proprio Popolo

DISCORSO CONVEGNO GdP ROMA 16/03/2017

Buongiorno,

Prima di iniziare vorrei ringraziare gli organizzatori di questo illustre convegno e tutti per la vostra presenza qui, oggi. E grazie di cuore per l’invito di cui sono onorato.

La politica non si fonda su sensazioni o prime impressioni, ma sul realismo, e cioè quella capacità di leggere e interpretare le situazioni reali, per come esse si presentano, per arrivare a soluzioni di qualità. Un tema così importante come l’immigrazione non può prescindere da un’accurata analisi della realtà: le Normative in merito devono rappresentare per una Nazione un imprescindibile punto di riferimento e, al tempo stesso, l’emblema di una certa serietà nell’approccio politico alla materia.

Parlare o discutere di argomenti complessi e delicati come l’immigrazione in pochi minuti è decisamente impossibile ma farò il possibile per rendere il mio discorso più sintetico.

 La vera ricchezza d’ogni nazione è il benessere del proprio Popolo.

Una Nazione che non investe e/o non agevola la Sanità, l’Istruzione, il Lavoro e la Sicurezza è un Paese remoto.

Una Nazione senza un’adeguata politica migratoria nel rispetto della dignità umana è decisamente destinata a scomparire dal punto di vista culturale, quindi, massimo rispetto per l’immigrazione regolare e controllata nel rispetto della dignità umana, per agevolare chi deve accogliere e chi deve essere accolto.

Riferendomi al benessere di un Popolo, occorre allora partire dalle basi della nostra società civile per poi affrontare più direttamente l’immigrazione nei suoi vari punti di vista.

Il punto di partenza è l’articolo 1 della Costituzione, comma 1: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.

Dunque, è il lavoro l’elemento cardine del nostro paese, intorno al quale si sviluppa la cosiddetta società del benessere, per la quale i politici si impegnano a tenerla viva, ad adattarla ai tempi e ai cambiamenti, per garantire lo sviluppo economico e sociale.

Senza lavoro, si spalancano le porte alla precarietà, la speranza nel futuro crolla e la povertà dilaga:

il lavoro è l’elemento fondamentale che ha permesso e agevolato il mio percorso di integrazione per arrivare ad oggi quello che sono. Un percorso non facile con tanti sacrifici nel rispetto del Paese che mi ha accolto.

Per questo sono pienamente d’accordo che Il problema dell’immigrazione non lo cancella neanche Mago Merlino, ma, solo se parliamo di immigrazione regolamentata in quanto base di una società sicura e pacifica.

L’immigrato in quanto diverso deve essere una potenziale ricchezza, ma anche gli italiani sono diversi tra di loro, quindi, anche loro hanno una potenziale ricchezza da condividere.

Essendo essi potenziali ricchezze, quando allora si diventa realmente ricchezze e quando si diventa invece un problema?

Vi dico che l’immigrazione diventa una ricchezza dal punto di vista sociale, culturale ed economico quando viene regolata, controllata ed incentivata nella legalità.

E diventa invece un problema quando viene meno il controllo e nell’illegalità stessa.

Quindi, l’immigrazione regolare e controllata diventa uno dei cardini e fondamentali sui quali ogni Nazione civile deve basarsi.

L’immigrazione è nel DNA dell’uomo, e quindi, nessuno potrà mai pensare di fermarla. E’ compito di una buona politica inquadrare il fenomeno migratorio per poterlo disciplinare al meglio: un Governo che adotta una pessima politica migratoria trasforma una possibile grande risorsa per il paese in un pericolo per l’intera società.

Ed ecco perché noi della Lega Nord distinguiamo l’immigrazione in tre tipologie, ognuna delle quali studiata singolarmente, al fine di arrivare ad una visione complessiva che tenga conto delle differenze che la realtà ci presenta:

Il risultato sarà la promozione di una linea guida nazionale completa e arricchita dai dati statistici ufficiali degli ultimi anni a supporto.

L’immigrazione regolare, cioè quella che prevede l’ingresso nel territorio nazionale con un valido visto d’entrata ovviamente dai paesi non in conflitto e la permanenza prolungata solo in presenza di un regolare permesso di soggiorno, presenta delle nuove caratteristiche di contatto con la società italiana tali da rendere necessario un ripensamento della normativa in materia come nel mio caso da immigrato, quale mi ha concesso quella garanzia e sicurezza di vita e condivisione.

Bisogna accettare che esiste una sola tipologia di immigrazione che è utile alla crescita ed allo sviluppo del Paese ospitante, e questa immigrazione è identificata dalle esigenze del mercato del lavoro del Paese stesso. Non a caso l’essere titolare di un contratto di lavoro è la condizione essenziale per poter richiedere ed ottenere un permesso di soggiorno anche permanente.

In questa prospettiva si parla di immigrazione di qualità: la qualità del lavoro che gli individui vanno a svolgere all’interno della società, Lavoro che è e rimarrà in futuro la condizione fondamentale per poter anche solo parlare di integrazione a livello mondiale.

A questo punto, io da immigrato, nel rispetto del Paese che mi ha accolto e soprattutto il rispetto per la dignità umana, mi rifiuto di accettare questa pessima politica migratoria degli ultimi 3, 4 anni, come tale poiché l’immigrazione:

  • Non dovrebbe costare senza alcun ritorno allo Stato ospitante;
  • Non dovrebbe costare morti in mare;
  • Non deve incentivare l’illegalità nella società ospitante, ma portare dei benefici socio-economici e culturali.

Devo dire che apprezzo l’inconsistente apertura del decreto legge in materia d’immigrazione del Ministro degli interni Minniti. Un decreto legge che ricalca il nostro Disegno di legge n. 3657/16 studiato ed elaborato per rendere più efficiente, rapido ed economico il sistema, e per farlo rientrare in un ambito di sostenibilità, anche nell’interesse degli stessi profughi, nei confronti dei quali si rende indispensabile accertare nel più breve tempo possibile lo status: il DDL prevede in fine che l’accertamento dello status di rifugiato avvenga direttamente per via giudiziale, che prevede la cancellazione della procedura amministrativa, con la chiusura delle Commissioni territoriali, concedendo la competenza immediata a decidere sulla domanda di protezione internazionale al giudice di pace, che decide con sentenza ed  un solo ulteriore grado di legittimità (in Cassazione).

Solo cosi, infatti, si ha il vantaggio immediato, oltre che di abbattere i tempi e i costi della procedura, anche di garantire al massimo livello l’osservanza dei diritti fondamentali dei richiedenti e la corretta applicazione della normativa.

La normativa che regolamenta l’immigrazione deve, quindi, essere efficace, dare soluzioni di buon senso, e deve fondarsi soprattutto sulla sostenibilità del fenomeno che è chiamata a regolamentare.

Per la sostenibilità la legge deve garantire un accertamento veloce dello status del migrante, sia per rispetto nei confronti di questi e dei cittadini ospitanti, sia per prevenire il sospetto che non si voglia velocizzare le procedure per soddisfare gli interessi del business dell’accoglienza.

Concludo nel dire SI all’immigrazione sana e controllata che sosteniamo da sempre e NO all’immigrazione irregolare che non rispetta la dignità umana.

Grazie.

Tony Iwobi

 

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