Programma sull’immigrazione

Il programma della Lega in materia di immigrazione per le elezioni politiche 2018 è stato elaborato dal Tavolo Tecnico del Dipartimento Immigrazione Lega, presieduto dal suo Responsabile Federale Tony Iwobi.

 

CPR E RIMPATRI

Il decreto legislativo n. 286/2008, come modificato dalla direttiva 115/2008/CE, è stato disatteso dai governi degli ultimi quattro anni, che lo hanno di fatto svuotato dagli strumenti per poter operare una efficace regolamentazione dei flussi immigratori con la cancellazione di quasi tutti i CIE (oggi CPR) , che sono previsti  come unico strumento per operare le espulsioni, come riconosciuti dalla normativa comunitaria ,e con l’accorciamento da 18 mesi a 90 giorni il tempo massimo di trattenimento nei CPR, che rende di fatto impossibile ottenere i documenti dal Paese di origine ai fini del rimpatrio.

Il Paese si è, quindi,  trovato inerme e senza strumenti per affrontare il peggior esodo immigratorio degli ultimi decenni. La primaria necessità è, quindi, quella di ripristinare gli strumenti normativi per rendere efficace il controllo dei flussi e la procedura di espulsione degli immigrati irregolari,

Nell’ottica di una migliore  efficienza e  controllo del territorio , si prevede di trasferire la competenza  della gestione  e del controllo dei CPR e dei centri di accoglienza e dei richiedenti protezione internazionale  alle Regioni

Si propone, quindi, di:

  • Rifondare e implementare il numero e la capacità dei CPR in non meno di uno per ogni regione e, contestualmente, prolungare il termine per il trattenimento sino al limite massimo di 18 mesi , al fine di rendere eseguibile l’espulsione.
  • Trasferire le competenze per il controllo e la gestione dei CPR alle Regioni con il coordinamento delle forze dell’ordine sul territorio, come avviene attualmente nella regione Sicilia. Prevedere la condivisione delle banche dati (AFIS e SDI) con la Polizia locale.
  • Gestione dei centri di accoglienza da parte delle Regioni e non con affidamento a privati in specie cooperative. In ogni caso trasparenza nella gestione dei centri di accoglienza, rendicontazione delle spese e controllo rigoroso degli ospitati, con la tenuta aggiornata dei registri degli ospiti. Risarcimento a carico delle cooperative di gestione di tutti i danni commessi dagli ospiti a terzi.
  • Spingere i paesi di origine a sottoscrivere gli accordi bilaterali per i rimpatri, a fronte di accordi economici.

 

PROTEZIONE INTERNAZIONALE

Alla luce della attuale situazione emergenziale si rende necessario provvedere a soluzioni economiche che velocizzino e facilitino la procedura di riconoscimento, garantendo una vera tutela dei diritti fondamentali dei richiedenti la protezione internazionale  e che non si può ottenere con una semplice implementazione delle commissioni territoriali, mantenendo cioè la duplicazione della procedura in amministrativa e giudiziaria, con u inutile dispendio di tempi e di risorse economiche. Come richiesto anche dalle Istituzioni europee, il Paese deve dotarsi della facoltà di predisporre una lista di Paesi ritenuti sicuri , come limite oggettivo al riconoscimento della protezione internazionale. Nell’ottica di una maggiore equità sociale e di corretto bilanciamento dei diritti dei cittadini con quelli dei richiedenti protezione internazionale, nonché al fine di evitare sperequazioni , fonte di possibili conflitti sociali, si propone, anche , di prevedere un vincolo di bilancio basato sulla pari distribuzione dei contributi per le politiche di lotta alla povertà e per la gestione dei flussi migratori.

Le direttive europee che regolamentano la procedura e l’accoglienza per i richiedenti asilo devono, inoltre,  essere recepite anche nella parte che prevede la revoca e la limitazione dei benefici per coloro che non osservano le regole dei centri di accoglienza o che si macchiano di reati

Si propone , quindi, di:

  • Approvare il DDL 3657/2016 proposto dalla Lega Nord (primo firmatario On. Fedriga) sulle modifiche alla procedura per il riconoscimento o la revoca dello status di rifugiato che prevede la cancellazione delle commissioni territoriali e la competenza del Giudice Onorario di Pace, a fini di una maggiore economicità e velocizzazione delle procedure ed in osservanza dei diritti costituzionalmente garantiti;
  • Prevedere che la circostanza dell’assenza di documenti per i richiedenti asilo comporti il trattenimento presso il CPR ai fini dell’identificazione in osservanza delle direttive comunitarie e chiedere che lo Stato italiano si faccia portavoce in ambito Europeo per estendere la possibilità di trattenimento sino al completamento della procedura di richiesta di asilo.
  • Recepire l’art. 8 della Direttiva 2011/95/UE che prevede l’esecuzione della protezione all’interno del Paese di origine;
  • Prevedere la perdita di diritto alla domanda di protezione internazionale e la revoca , qualora già concessa, nel caso di commissione di reati come reati in materia di terrorismo, spaccio di sostanze stupefacenti, rapina, violenza, danneggiamento, occupazione di edifici e terreni, nonché revoca dei benefici anche in caso di inosservanza delle regole del centro di accoglienza, come previsto dalla direttiva 2008/115/CE e dall’art. 20 della direttiva 2013/33/UE, sino alla loro revoca.
  • Predisporre una lista dei Paesi ritenuti sicuri come limite all’accoglimento alle domande di protezione internazionale. Valutare se disporre tale facoltà all’interno della carta costituzionale rimandando la scelta dei Paesi ritenuti sicuri alla legge ordinaria , come previsto nella costituzione tedesca (art. 16 a), sul presupposto che il diritto all’accoglienza è ritenuto diritto perfetto assoluto.
  • Prevedere la perdita di diritto alla domanda di protezione internazionale e la revoca , qualora già concessa, nel caso di commissione di reati come reati in materia di terrorismo, spaccio di sostanze stupefacenti, rapina, violenza, danneggiamento, occupazione di edifici e terreni, nonché revoca dei benefici anche in caso di inosservanza delle regole del centro di accoglienza, come previsto dalla direttiva 2008/115/CE e dall’art. 20 della direttiva 2013/33/UE, sino alla loro revoca.
  • Uniformare la normativa che disciplina l’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale (D.L.vo 142/2015), che applica la direttiva 2013/33/UE in materia di revoca o riduzione delle condizioni di accoglienza , tra per coloro che sono accolti nei centri di prima accoglienza o straordinari, e coloro che sono accolti negli SPRAR (attualmente la disciplina è parziale per i primi, dato che la revoca è prevista solo in caso di allontanamento dalla struttura o in caso di gravi violenze nei confronti dei dipendenti la struttura, mentre per coloro all’interno dello SPRAR la revoca è possibile anche in ipotesi di violazione e inosservanza delle regole del centro ,- la competenza è del Prefetto)
  • Diniego allo sbarco per le ONG che si pongono ai margini del mare territoriale libico per procurato allarme su naufragio autoindotto e che prelude allo sfruttamento della immigrazione clandestina. Divieto comunque di sbarco dalle navi ONG per i passeggeri che non sono muniti di documenti identificativi
  • Prevedere un vincolo di bilancio secondo cui non sarà possibile stabilire maggiori contributi per l’accoglienza degli stranieri rispetto a quelli rivolti alle politiche a sostegno degli italiani in povertà e con disabilità che, secondo l’Istat, sono circa 8 milioni, di cui 1 milione e 600 mila famiglie in povertà assoluta (che corrispondono a quattro milioni e mezzo di cittadini), soprattutto famiglie con 3 o più figli che dovrebbero essere al contrario tutelate più delle altre ai fini di una politica demografica positiva.
  • Concedere il rilascio della carta di identità solamente a coloro che hanno già ottenuto la protezione internazionale.

 

ACCORDI INTERNAZIONALI

Al fine di risolvere il problema dei flussi migratori sono necessari accordi  europei per convenire una politica di programma di sviluppo sostenibile nei paesi di origine al fine  ed arginare il fenomeno migratorio dei giovani , che impoverisce ancora di più l’economia dei territori.

Nel frattempo, è urgente chiarire gli accordi che il governo Renzi ha convenuto a livello europeo per disattendere il Regolamento Dublino III, che prevede l’obbligo di avanzare la domanda di asilo nel primo Paese di arrivo (c.d. Triton), al fine di revocarlo e bloccare gli sbarchi.

Gli accordi sulla ricollocazione negli altri Paesi europei , poi, non ha funzionato , in quanto riferita solo ad un esiguo numero dei richiedenti protezione internazionale (circa il 3%) e deve essere rivista e ampliata.

Si propone, quindi, di:

  • Revocare l’accordo Renzi-Alfano sulle regole di ingaggio nel progetto ‘Triton’che disattende il Regolamento di Dublino III;
  • Modificare gli accordi europei sul ricollocamento dei richiedenti la protezione internazionale nel senso di ampliare la platea dei soggetti interessati alla ricollocazione;
  • Promuovere a livello europeo lo sviluppo di progetti di aiuto dei Paesi di origine dei richiedenti protezione internazionale, con la collaborazione di ONG specializzate in progetti di sviluppo economico.
  • Valutare la possibilità di fare dei centri di accoglienza nei Paesi sicuri vicini alla Libia sotto l’egida dell’ONU , con cui l’Italia deve farsi parte proponente.
  • Negare lo sbarco per le ONG che si pongono ai margini del mare territoriale libico per procurato allarme su naufragio autoindotto e che prelude allo sfruttamento della immigrazione clandestina. Divieto comunque di sbarco dalle navi ONG per i passeggeri che non sono muniti di documenti identificativi
  • Sulla scorta della recente decisione della Corte di Giustizia UE indirizzare le nuove domande di asilo ad altri Paesi stante il numero eccezionale che determina “il rischio concreto di non poter far fronte alla situazione”.
  • Valutare di dichiarare lo stato di emergenza per il diniego di sbarco, come estrema ratio, stante la necessità di intervenire sul paese d’origine, e per parziale limitazione delle normative europee sull’accoglienza dei rifugiati;
  • Effettuare accordi anche con le Tribù del sud della Libia, e chiedere la collaborazione della Russia per eventuali accordi con il generale Al Sarraj. Applicazione del protocollo spagnolo per il controllo rigoroso delle frontiere sul mare con strumenti tecnologici e conseguente esternalizzazione delle frontiere.
  • Espellere i carcerati extracomunitari con facoltà di fare accordo con i Paesi di origine nel periodo di detenzione ed espulsione con accompagnamento.

 

REATI DI IMMIGRAZIONE IRREGOLARE

E’ necessario confermare il reato di immigrazione clandestina per superare i limiti della direttiva 115/2008/CE che limita l’espulsione degli irregolari all’allontanamento volontario e poter operarla invece con l’accompagnamento alla frontiera.

Bisogna, poi, prevedere e ampliare la possibilità per le Procure di utilizzare fonti di prova al di fuori di quelle raccolte dalla Polizia Giudiziaria,  per sventare il fenomeno della tratta degli esseri umani internazionale.

Si propone, quindi, di:

  • Mantenere il reato di immigrazione clandestina di cui all’art. 10 bis D.L.vo 286/1998.
  • Prevedere una nuova fattispecie di reato specifica finalizzata a sventare le organizzazioni internazionali per la tratta degli esseri umani ed ampliare la facoltà di utilizzo di prove anche al di fuori di quelle raccolte dalla polizia giudiziaria, includendo anche quelle della polizia giudiziaria di altri paesi europei, per il contrasto all’immigrazione clandestina stante la natura extranazionale del comportamento commissivo e la necessità di prevenire atti terroristici.
  • Stabilire la facoltà per la polizia giudiziaria di raccogliere prove sul contrasto all’immigrazione clandestina attraverso la presenza personale sulle navi ONG e vietare lo sbarco a quelle che la rifiutano.

 

PERMESSO DI SOGGIORNO

Si prevede di innovare il T.U. n. 286/1998 nel senso di renderlo più efficiente ed attinente alle necessità economiche del Paese , nonché  di affidare la competenza delle procedure per i permessi di soggiorno ai Comuni , con il coordinamento delle Regioni, per un maggior controllo delle realtà territoriali,  con l’esclusione, quindi,  della competenza in capo alle prefetture delle quali si prevede l’abrogazione.

Si propone, quindi, di:

  • Rivedere il sistema delle quote per adottare meccanismi di mercato, subordinando le richieste alla verifica della disponibilità dei cittadini italiani, come la chiamata diretta e nominativa, lasciando le quote agli stagionali;
  • Affidare ai Comuni, con il coordinamento delle Regioni, e non alle Questure la competenza a rilasciare il permesso di soggiorno al fine di velocizzare le procedure e garantire un maggiore controllo delle polizie locali sul fenomeno dell’immigrazione e della permanenza regolare di cittadini di paesi terzi, in analogia a quanto accade in Germania, dove il rilascio dell’Aufenthaltserlaubnis (permesso di soggiorno di breve periodo) è di competenza dell’Ufficio immigrazione locale (Einwohnermeldeamt);
  • Affidare alla Direzioni provinciali del Ministero del Lavoro (o all’assessorato scuola, formazione professionale, università e ricerca e lavoro delle Regioni) e non alle Prefetture le funzioni di disbrigo delle pratiche di prima assunzione dei lavoratori stranieri, di ricongiungimento familiare e di conversione del permesso di soggiorno;
  • Prevedere che le Questure rilascino le informative ai comuni (Casellario, rilievi A.F.I.S., riscontri S.D.I.) finalizzati al rilascio del permesso di soggiorno.

 

SOGGIORNO E CITTADINANZA

Il principio fondamentale di parità di trattamento tra cittadini italiani ed immigrati deve essere tutelato e preservato, e ciò proprio per garantire la pace sociale e prevenire le forme sempre più evidenti di “competizione tra poveri ed emarginati”.

La cittadinanza, inoltre, deve essere ottenuta dopo un percorso di vero ed effettiva integrazione, che deve essere valutata non solo attraverso la semplice permanenza ininterrotta, ma con la verifica della accettazione dei valori e dei diritti fondanti il Paese, che passa attraverso l’esame della comprensione delle tradizioni e della lingua.

Al fine, inoltre, di prevenire gli episodi di terrorismo e alla luce della possibilità che si è rilevata fondamentale di operare le espulsioni per i soggetti ritenuti pericolosi, è necessario prevedere la revoca della cittadinanza concessa per i responsabili di atti terroristici.

Si propone, quindi, di:

  • Prevedere il divieto della possibilità di ottenere l’accesso ai benefici assistenziali (richiesta case popolari, sgravi contributivi ecc) per gli immigrati extracomunitari attraverso semplici autodichiarazioni ed uniformare la normativa con quella in vigore per i cittadini italiani.
  • Mantenimento della attuale Legge 91/1992 , ma inserire nel procedimento di naturalizzazione, ai fini della cittadinanza, non solo la residenza di 10 anni, ma anche un esame di conoscenza della lingua, della cultura e tradizioni italiane, ai fini della valutazione di integrazione complessiva, come indicato dal Consiglio di Stato (sentenza 1175/2009), e prevedere la revoca della cittadinanza italiana per i soggetti responsabili di terrorismo islamico o apologia del terrorismo islamico, quale  strumento di sicurezza sociale.